Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
Vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.
Alda Merini
Da “Vuoto d’amore”
Einaudi, Torino, 1991
Alda nasce il 21 Marzo del 1931, seconda di tre figli, da una madre che ella stessa definirà autoritaria e prevaricante, una madre che non si può amare ma soltanto temere, e che non facilitò mai il suo rapporto con i libri, con la cultura. Sentiva Alda, nella sua fanciullezza, una grande vocazione religiosa: entrò in tenera età in un convento a Vercelli, ma il dolore provocato alla famiglia che voleva altro per lei, la costrinse ad uscirne. Benechè suo padre fosse invece uno scrittore "a tempo perso", non permise alla figlia di proseguire gli studi che desiderava, obbligandola ad una scuola tecnica per sole ragazze, concedendogli, però, durante gli anni dello sfollamento, di occupare il tempo imparando il pianoforte.
Il 14 Ottobre 1943, infatti, la famiglia Merini lascia Milano distrutta dai bombardamenti e si trasferisce a Vercelli, dove vive nascosta nelle risaie, e dove e costretta a lavorare al posto della madre che, scioccata dai bombardamenti, da segni di instabilità mentale. Tornano a Milano dopo la guerra, stabilendosi sul Naviglio, dove vive ancora oggi.
Durante l'adolescenza Alda inizia ad avere problemi conflittuali con il proprio aspetto fisico, cade in un'anoressia potente che le procura anche un esaurimento nervoso, e viene curata con lo shock da insulina. Colpita da una cecità isterica, dichiara di non vedere per circa tre anni finchè, a Torino, un medico le mette a nudo la verità. E' in questo periodo che fa il suo primo ingresso in manicomio, a Villa Turro, di sua spontanea volontà, e ci resterà per appena un mese.
A quindici anni inizia a scrivere poesie. Vengono immediatamente notate, e già nel 48 vengono pubblicate le prime, "Il Gobbo" e "Luce", nell'Antologia della poesia italiana
Dalla solita sponda del mattino
io mi guadagno palmo a palmo il giorno:
il giorno dalle acque così grigie,
dall'espressione assente.
Il giorno io lo guadagno con fatica
tra le due sponde che non si risolvono,
insoluta io stessa per la vita
... e nessuno m'aiuta.
Mi viene a volte un gobbo sfaccendato,
un simbolo presago d'allegrezza
che ha il dono di una stana profezia.
E perché vada incontro alla promessa
lui mi traghetta sulle proprie spalle.
22 dicembre 1948
è il suo ingresso in società, suggellato dall'incontro con il suo primo Amore: Giorgio Manganelli. Lei era una ragazzina e lui un professore "contrario alle donne e poco dedito al sesso", ma si amarono tanto fino alla partenza di lui da Milano.
Scrive Alda:"Bisogna pensare che io avevo quindici anni, una bambina di quindici anni col Pasolini, il Davide (Turoldo), il Sereni, Manganelli che la guardano come una specie di piccolo mostro letterario: questa non sa niente del sesso, quelli avranno ovviamente cercato un aggancio sessuale: lei si spaventa.
Pasolini aveva un carattere orribile, non era simpatico; rigoroso e ancora di più noioso: io gli correvo dietro, gli facevo scoppiare i petardi tra i piedi -ero molto vivace quando ero ragazza, ero più maschio che una bambina-, ma non mi piaceva stare con lui, non mi piaceva. Scontroso, burbero ma anche determinato, forse lo anche amato. Mi faceva pensare che quelle mascelle così contratte fossero come un pugno sul cuore di un uomo e mi veniva da deriderlo finchè strappai a lui quella definizione di "ragazzetta milanese" che, forse, mi aprì le porte del successo.
Ero molto vivace, una ragazza impertinente, quello che pensavo lo dicevo e per gli uomini una donna così non va bene.
[...]
Poi Manganelli mi ha lasciata, è stato lui che mi ha lasciata perchè lo menavo di santa ragione, lo pestavo; sì, perchè ci voleva un matrimonio riparatore, ma quell'altra non gli dava il divorzio e allora io passavo alle vie di fatto: lui era spaventato e se n'è andato. In fondo la nostra unione era diventata un inferno anche perchè mancava l'intesa sessuale. Manganelli mi rifiutava, chiamava le donne baldracche e non capiva il sesso femminile. A me, mi ha mandata in analisi da Fornari, ma lui è stato allievo di non so quanti analisti, è stato in analisi una vita. Aveva delle patologie allucinanti però era un genio.
Finita con Manganelli, è iniziata la storia con Quasimodo; per me è stato un sollievo, perchè Quasimodo si è rivelato una persona molto equilibrata, a me dolori non ne ha dati; è stato un rapporto che finito presto, perchè anche lui aveva un figlio. Anche Quasimodo comunque era una persona pesante: non si può parlare di grandi amori ma di grandi uomini, con i quali il rapporto era difficilissimo".
A Salvatore Quasimodo.
Padre che fosti a me, grande poeta,
bene ricordo la tua cetra viva
e le tue dita bianche affusolate
che varcavano il solco del mio seno.
E io ricordo tutto, le bufere
i venti aperti e quella confusione
che trovava la nostra poesia.
Parlavamo il linguaggio dei poeti
casto, accorato senza delusioni
o eravamo delusi di noi stessi
poveri, confinati nello spazio
come astronauti sulla stessa luna.
Nel '53 esce la sua prima raccolta, La presenza di Orfeo, e sposa Ettore Carniti, proprietario di alcune panetterie a Milano.
Nel '55è incinta della sua prima figlia, Emanuela, mentre muore suo padre, poi sua madre. E' un dolore che si ripercuote sia a livello fisico che psicologico; dopo un forte esaurimento viene forzatamente ricoverata in manicomio, è il 1965.
"Ero una sposa e una madre felice, anche se talvolta davo segni di stanchezza e mi si intorpidiva la mente. Provai a parlarne con mio marito, ma lui non fece cenno di comprendere e così il mio esaurimento si aggravò, e morendo mia madre, alla quale io tenevo sommamente, le cose peggiorarono tanto che un giorno, esasperata dal lavoro e dalla continua povertà e poi, chissà, in preda ai fiumi del male, diedi in escandescenza e mio marito non trovò di meglio da fare che chiamare un ambulanza, non prevedendo certo che mi avrebbero portata in manicomio. Dopo qualche giorno m venne a trovare, ma io non volli seguirlo. Avevo imparato a riconoscere in lui un nemico. Dissero che era una mia scelta, scelta che pagai con dieci anni di coercitiva punizione. [...] è stata un esperienza così atroce il manicomio, che se anche uno mi dovesse ammazzare, lì io non lo curerei".
Dopo quasi venti anni di silenzio torna a scrivere. E' il periodo de la terra santa, una poetica diversa, impregnata della devastante esperienza manicomiale. Si tratta di liriche di un'intensità potente, dove la realtà lascia il posto all'idea stessa del reale, sublimata e deformata dal delirio della follia.
Nell'81 muore Ettore Carniti. Rimasta sola, la Merini inizia un'amicizia a distanza con il poeta tarantino Michele Pierri. L'intesa fra i due si fa sempre più forte, malgrado i trent'anni e la distanza che li separano. Nell'83 dedica al poeta, e alla memoria del padre, la raccolta Rime petrose, le liriche Per Michele Pierri e Le satire della Ripa; nell'ottobre dello stesso anno i due si sposano e la Merini si trasferisce a Taranto. Anche qui, però, viene internata per un breve periodo.
Nell'86 lascia il suo secondo marito e fa ritorno a Milano, sul Naviglio, dove riprende a frequentare gli amici di un tempo, ma anche i poveri di strada. A questo periodo risale infatti il suo incontro con Titano, altro grande amore. Un barbone il cui vero nome era Carlo Porta, che raccolse dalla strada e prese a vivere con sè, e al quale dedicò moltissime liriche.
Spazza via le ragnatele, Titano,
spazzale via dal sommo del balcone.
C'è un ragno che è demente
e mi appassiona.
Spazza via le ragnatele dagli occhi,
toglimi via queste ragnatele.
Vedi, Titano,
le ho sugli occhi
dal giorno che non t'amo.
Escono poi L’altra verità. Diario di una diversa (1986), Fogli bianchi, Testamento (1988), Delirio amoroso (1989) Vuoto d’amore (1991) Ipotenusa d’amore (1992), Le zolle d’acqua (1993), Se gli angeli sono inquieti (1993).
Nel '95 viene data alle stampe la raccolta Ballate non pagate e nel '96 le viene aggiudicato il Premio Viareggio per la Poesia. Nel 1996 Alda Merini viene proposta per il Premio Nobel per la Letteratura dall'Académie française.
Nel 2002 esce per Frassinelli Magnificat. Un incontro con Maria, dove la Merini evoca la Vergine Madre indagandone soprattutto l'aspetto più umano e femminile e che, nel settembre dello stesso anno, le vale il Premio Dessì per la Poesia. Alda Merini è stata e continua ad essere una delle voci più potenti e prolifiche della poesia contemporanea. E' impossibile riuscire a dare un ordine, catalogare il suo lavoro, in cui la follia della poetessa e la forza d'amore della donna si fondono assieme diventando Arte suprema.
